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“Negli ultimi dieci anni al Sud sono stati sottratti investimenti pubblici per 600 miliardi di euro (fonte Svimez), per cui i 248 miliardi promessi ora al Mezzogiorno per i prossimi dieci anni, tra ‘Recovery Plan’, Fondo complementare, React-EU, Fsc e programmazione ordinaria dei fondi europei, rischiano di essere di gran lunga insufficienti a recuperare il ritardo di crescita di queste aree provocato dalle passate politiche nazionali"


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Dare un aiuto economico in tempi veloci e contribuire al recupero delle perdite dovute alla pandemia. Sono questi gli obiettivi dell'Avviso pubblico rivolto alle imprese agricole siciliane e illustrato, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Orléans, dall'assessore regionale all'Agricoltura, allo Sviluppo rurale e alla Pesca mediterranea, Toni Scilla, e dal dirigente del dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta.









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Scelte illogiche e perciò contestate aspramente. Sei Regioni italiane fanno muro a difesa dei fondi per lo sviluppo rurale, esprimendo ferma contrarietà rispetto all'ipotesi di una revisione dei criteri di ripartizione dei fondi europei per le politiche di sviluppo rurale, disancorati dal parametro della storicità della spesa, come proposto dalle altre Regioni con l'avallo del Ministero delle Politiche agricole e forestali







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"Se vogliamo recuperare il Mezzogiorno, a Roma e a Bruxelles devono convincersi che la questione è nazionale ed europea". Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha partecipato stamattina, da remoto, alla conferenza sui temi del Mezzogiorno organizzata dal ministro per il Sud, Mara Carfagna.




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Trentatré progetti finanziati per un totale di più di 40 milioni di euro. Il Governo Musumeci, su proposta dell'assessore al Territorio e ambiente Toto Cordaro, ha approvato la graduatoria definitiva Po Fesr Sicilia 2014/2020 per la tutela della biodiversità terrestre e marina e la valorizzazione del paesaggio rurale.







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"Il rischio è che lo Stato, e con lui l’intera comunità nazionale, perda la sfida lanciata alla mafia da Pio La Torre e Virginio Rognoni con la legge che porta il loro nome: i numeri sono impietosi e parlano di un tasso altissimo di mortalità delle aziende confiscate e una percentuale ancora insufficiente di riuso dei beni immobili confiscati”.