Messina Denaro: Sonia Alfano, "Lo Stato lo tratti per come merita tale parassita mafioso"

2' di lettura 20/01/2023 - (Adnkronos) - “Il trattamento sanitario riservato in carcere a Matteo Messina Denaro non diventi beffa per chi quotidianamente è costretto a ricorrere alla sanità pubblica e deve fare i conti con tempi lunghissimi e talvolta anche l’inefficienza.

Venga trattato per quello che è: un mafioso parassita i cui capricci adesso vengono addirittura mantenuti dai contribuenti e quindi anche dalle famiglie delle vittime innocenti della mafia”. Lo afferma all’AdnKronos Sonia Alfano, ex presidente della commissione parlamentare Antimafia e figlia del giornalista Beppe, ucciso dalla mafia nel 1993. “Le stesse famiglie -aggiunge- cui lui ha inflitto il vero ergastolo, il fine pena mai, oggi sono costrette a pagare anche i suoi sfizi,attraverso un sussidio assegnatogli dalla direzione carceraria”.

“Lo Stato -osserva Alfano- lo tratti per come merita, anche alla luce del fatto che i detenuti per reati ordinari vivono in celle di pochi metri anche in 6/7 persone, e chi ha devastato le nostre famiglie ha cure a domicilio, e persino un sussidio per togliersi qualche soddisfazione”. Sonia Alfano si dice poi “certa che questo governo saprà vigilare sulle scarcerazioni dei 41/bis che già da ieri sono iniziate. Non dobbiamo assistere a nessuna trattativa -sottolinea- e soprattutto non dobbiamo subire lo scempio perpetrato dal governo Conte quando in pieno lockdown ha scarcerato decine di boss al 41/bis utilizzando l’alibi della pandemia”.

“Le dichiarazioni di alcuni abitanti di Campobello di Mazara -evidenzia ancora Sonia Alfano- hanno sicuramente destato sconcerto, ma devono essere da stimolo per questo governo, affinché si riprenda a lottare contro la mafia, senza fare sconti a nessuno, potenziando i reparti speciali delle nostre forze dell’ordine che da sempre sono l’eccellenza a livello internazionale nella lotta alla mafia, e si inaspriscano dal punto di vista giudiziario le norme che troppo spesso negli ultimi anni hanno consentito ai boss mafiosi di aggirare le regole”. “L’operazione della Dia di Messina di questa mattina -conclude Sonia Alfano all’AdnKronos- ci pone davanti ad uno spaccato che conferma questa ipotesi, dal momento che il boss barcellonese Mazzagatti Pietro, detenuto al 41/bis, gestiva imprese addirittura confiscate, attraverso le disposizioni impartite dal carcere alla sua famiglia”. (di Francesco Bianco)






Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 20-01-2023 alle 14:04 sul giornale del 21 gennaio 2023 - 32 letture

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