Associazione Principesca: i pescatori sono dimenticati. Il grido di dolore del Presidente Giovanni Lo Coco

2' di lettura 21/11/2022 - Ho iniziato a fare il pescatore fin da bambino, all'età di sei anni, così esordisce Giovanni Lo Coco, dal 2019 Presidente nazionale dell'Associazione "Principesca" fondata e costituita da soli pescatori di tutta Italia.

Una necessità sentita, per avere una possibilità di rappresentanza nelle varie istituzioni, regionali e nazionali. Inoltre- prosegue Lo Coco- faccio parte anche del Consiglio della Consulta Pesca regionale. Quasi un grido di dolore quello del Presidente: prima con la pesca, nonostante le restrizioni comunitarie si sopravviveva, oggi, con il caro gasolio, siamo stati messi a tappeto.

Il nostro settore, la pesca è in grave crisi perché le spese sovrastano le entrate, che sono sempre aleatorie, perché dipendono dalla qualità e dalla quantità del pescato. Il gasolio per i pescherecci è esente da iva e da accise, ma da un prezzo di quaranta centesimi a litro, si è passati alle attuali 1 euro e quaranta centesimi. È evidente che è in atto una speculazione, ancora più evidente che la politica latita ed è l'unica che può riportare la normalità nel nostro settore, che rappresenta uno dei settori produttivi più importanti della nostra Sicilia.

Trentuno marinerie sono presenti, con più di tremila unità lavorative, per cinquemila pescatori, con un indotto che si attesta tra i quindicimila e i ventimila operatori nel settore. L'articolo 32 dello Statuto Speciale della Sicilia, prevede che tutti i siciliani (non solo i pescatori) dovremmo pagare la benzina, il gasolio senza accise. Tutto ciò aiuterebbe, e non poco, non soltanto il nostro lavoro ma un'intera isola a vivere meglio.

Un diritto negato, come quello che da un po' di tempo i pescatori stanno vivendo. Al danno la beffa, perché il prezzo pagato per il pescato è rimasto invariato e spesso le rimanenze invendute sono donate in beneficenza.
La nostra è una vita dura, spesso assenti per intere settimane dalle nostre famiglie e l’unico desiderio, condiviso da tutti i pescatori, è quello di potere vivere una vita dignitosa, garantendo alle nostre famiglie una normale serenità.
Aggiungo che avendo a bordo altri collaboratori, la responsabilità è moltiplicata perché gli uomini che vivono a stretto contatto, condividendo le fatiche della pesca, diventano familiari aggiunti.

Attendiamo dalla politica passi rapidi per una definitiva soluzione. Noi vigileremo, perché il tempo delle promesse mai attuate è scaduto!
Una nota più leggera è quella che a bordo del mio peschereccio cucino io, con materie prime a "metro zero" (dalla poppa alla cucina) e sembrerebbe che la ciurma gradisca.

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Questa è un'intervista pubblicata il 21-11-2022 alle 18:30 sul giornale del 22 novembre 2022 - 8 letture

In questo articolo si parla di lavoro, intervista, Claudio Di Gesù

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