Allarme denatalità: promozione della natalità e protezione della fertilità due facce della stessa medaglia

4' di lettura 09/06/2022 - Nel 2021, in Italia sono nati meno di 400.000 bambini, in calo dell'1,3% rispetto al 2020. Tale dato non stupisce in considerazione del fatto che la problematica era stata già presa in considerazione dall’allora Ministro Lorenzin che con una campagna mediatica che ha suscitato polemiche lo aveva attenzionato sin dal 2015.

La Ministra riportava come i dati rilevati dall’Istat evidenziavano la necessità dell’avvio di un percorso per la promozione della natalità e della protezione della fertilità.
Veniva definito un Piano nazionale sulla fertilità e, come detto, l’avvio ad una campagna di comunicazione capillare. I social in realtà si sono scatenati a sconsacrare le immagini che mettevano in risalto i danni sulla fertilità connessi al sovrappeso, al fumo, all’abuso di alcolici a fronte della carenza di posti di lavoro e di salvaguardia delle donne che il lavoro lo avevano o ancora ai bisogni economici di una nuova famiglia con figli. Qualcosa è cambiato lentamente con i vari bonus bebè e gli sgravi fiscali, ma il problema nasce alla base: la prevenzione prima di tutto!

Incontriamo Emilio Italiano, urologo, andrologo e sessuologo, membro della Commissione Scientifica della SIA (Società Italiana di Andrologia) che, in modo netto e deciso esordisce: dobbiamo informare che la fertilità va protetta dai fattori che la mettono a rischio, tra cui le infezioni sessualmente trasmesse, nei confronti delle quali soprattutto i giovani hanno scarsa consapevolezza, e sensibilizzare le persone sul fatto che la possibilità di diventare genitori non è illimitata.

Annualmente vengono pubblicati i dati relativi alle nascite con tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA in sigla). Dai dati emerge in maniera evidente-prosegue Italiano- come l’infertilità di coppia che era considerata un problema prettamente femminile (e di certo ha una notevole importanza, l’età della donna) sia in realtà anche appannaggio del maschio: oltre il 50% delle cause d’infertilità di coppia avvengono per cause maschili.

Quando parliamo d’infertilità di coppia- precisa Emilio Italiano-, definiamo l’assenza di concepimento dopo un anno di rapporti non protetti. A questo punto, come è correttamente indicato nelle Linee Guida delle Società Scientifiche, ognuno dei due partner comincia un iter di studio separato che mira a identificare eventuali problematiche. Per il maschio la visita andrologica è la base dello studio e solo in un secondo tempo si effettuerà un esame seminologico (o spermiogramma) che valuta la ‘qualità del seme’ (numero, motilità, morfologia) e ogni altro accertamento necessario.

Nel 2012 venne pubblicato dal Ministero della Salute un Quaderno che definiva i criteri di appropriatezza strutturale nella prevenzione e cura delle patologie andrologiche. Orbene – sottolinea Emilio Italiano- in tale pubblicazione emergeva come oltre l’80% degli spermiogrammi effettuati in Italia siano eseguiti senza competenze di qualità adeguate a un’indagine di tale importanza. Gli Andrologi che si occupano di infertilità conoscono bene questo problema e le Società Scientifiche Andrologiche si sono mosse per cercare di sviluppare una cultura nella preparazione dei Biologi nell’esecuzione dell’esame e dei Ginecologi nel saperli correttamente interpretare. Purtuttavia non è inusuale il ricorso a tecniche di PMA in coppie in cui il maschio non sia stato mai visitato.

Già da 3 anni è stato raggiunto un altro importante traguardo per le coppie infertili: tra le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale deve erogare c’è anche la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa. In teoria dunque nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), cioè le cure che il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) deve erogare in tutto il territorio italiano, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket (determinato dalla singole Regioni) c’è la PMA. Recenti servizi giornalistici televisivi hanno evidenziato come i rimborsi dell’SSN in Italia siano “a macchia di leopardo” con difformità evidenti nel centro-sud dove le tecniche di PMA rimangono un trattamento a costi elevati e non sempre abbordabili economicamente dalle coppie infertili.

In conclusione il crollo delle nascite in Italia sembra ormai inarrestabile ed è quindi doveroso, da parte delle Istituzioni e delle Società Scientifiche, ginecologiche e andrologiche, mettere in atto delle politiche a supporto della maternità e della genitorialità in generale, oltre che a promuovere una cultura andrologica di prevenzione. Un fiume in piena il Dottor Italiano che auspica, alla stessa stregua di come la donna ricorre al ginecologo o si reca nei consultori, così il maschio deve eseguire controlli periodici a tutela della sua futura fertilità.

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Questa è un'intervista pubblicata il 09-06-2022 alle 20:22 sul giornale del 10 giugno 2022 - 303 letture

In questo articolo si parla di attualità, intervista, Claudio Di Gesù

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