Frode sui lavori al porto di Riposto, sei misure interdittive

3' di lettura 14/01/2022 - Sei misure interdittive sono state eseguite dalla guardia di finanza di Catania nell'ambito di una inchiesta sulla realizzazione delle opere per la protezione dello specchio d'acqua del primo bacino del porto turistico di Riposto.

La Guardia di finanza ha eseguito nelle province di Palermo, Catania, Agrigento e Messina misure cautelari interdittive disposte dal gip nei confronti di sei persone indagate per frode nelle pubbliche forniture in relazione all'esecuzione di lavori pubblici per la protezione dello specchio acqueo del primo bacino del porto di Riposto. Le opere, secondo gli inquirenti, sarebbero state realizzate in modo difforme rispetto a quanto previsto dal progetto "con una conseguente diminuzione della sicurezza" e "un indebito profitto - è la tesi delle fiamme gialle - per l'impresa derivante da un consistente risparmio di spesa". L'azienda incaricata avrebbe infatti risparmiato "circa la metà" della somma stanziata. Le misure interdittive hanno riguardato un funzionario direttivo del servizio Infrastrutture marittime e portuali del dipartimento delle Infrastrutture e della mobilità della Regione Siciliana, un ingegnere di Messina e quattro imprenditori di Catania, Agrigento, Naro e Brolo, operanti nel settore delle costruzioni edili.

Il gip del Tribunale di Catania ha disposto la sospensione per un anno del funzionario regionale, mentre per l'ingegnere messinese è scattato il divieto, sempre per un anno, di contrattare con la pubblica amministrazione e di esercitare la sua professione. Divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e di esercitare attività d'impresa, oltre che di ricoprire ruoli direttivi nelle aziende, anche per i quattro imprenditori. Il funzionario pubblico sospeso è Francesco D'Amore, mentre l'ingegnere è Antonino Sutera. Questi i quattro imprenditori: Francesco e Calogero Palilla, Pietro Condipodero Marchetta e Michele Giuffrida. Le indagini sono state portate avanti dalla Tenenza della guardia di finanza di Riposto e si sono concentrate sui lavori eseguiti tra settembre 2019 e maggio 2020: il valore dell'appalto era di un milione di euro.

Dall'inchiesta, denominata 'Pecunia Portuum', sarebbero emerse irregolarità nella realizzazione di una scogliera finalizzata alla mitigazione del moto ondoso all'interno del primo bacino del porto. La scogliera sarebbe stata realizzata "in modo difforme" rispetto alle previsioni del capitolato per quel che concerne la qualità dei lavori eseguiti. Secondo le fiamme gialle questi sarebbero stati realizzati "con modalità grossolane, con materiali di qualità inferiore e senza utilizzo degli strumenti previsti per l'esecuzione a regola d'arte". Il frangiflutti, secondo l'accusa, sarebbe stato realizzato con di massi di peso e categoria diversa e inferiore rispetto a quella prevista. Tra le accuse anche la mancata pesatura dei massi da collocare nel fondale, il mancato utilizzo di mezzi idonei alla selezione e al corretto posizionamento dei massi medesimi. Per la Procura di Catania, inoltre, il posizionamento di alcune boe di segnalazione sarebbe avvenuto in maniera difforme rispetto alle caratteristiche qualitative del capitolato d'appalto. Sarebbero emerse, infine, anche irregolarità per quel che concerne la manodopera impiegata e l'omessa vigilanza sulla corretta realizzazione delle opere da parte del direttore dei lavori e dell'ispettore di cantiere e del Responsabile unico del procedimento






Questo è un articolo pubblicato il 14-01-2022 alle 17:52 sul giornale del 15 gennaio 2022 - 112 letture

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