Palermo: Salvo Piparo: u “cuntu” che fa “scrusciu”

3' di lettura 03/07/2022 - Siamo siciliani, ogni mattina ci svegliamo e raccontiamo una storia, quindi come definire questo modo di raccontare: cuntiamo!

Comincia così l’intervista a Salvo Piparo, attore siciliano ben noto per la sua fisicità del racconto e per la sua grande conoscenza dell’animo siciliano, che declina subito il significato della parola.

“Cuntiamo”, mescolando insieme tutte le dominazioni che sono passate dalla Sicilia e così è cominciata, in un modo assolutamente personalizzato la nobile arte del racconto. Abbiamo ricevuto tanto dall'esperienza della dominazione spagnola, francese, sveva di Federico II, poi siamo riusciti ad amalgamare il tutto dentro un magnifico calderone anche con gli arabi e soprattutto i greci.

Rimaniamo incantati dalle parole di Salvo Piparo e sembra quasi che ogni parola che ci riferisce, provenga da un vissuto storico personale. Il “cuntu” su un palco deve fare “scrusciu”, sai a cosa penso? -precisa Piparo- penso al battito del piede sulle tavole del palco che cadenza il ritmo del racconto, così come fanno i pupari, che hanno fatto pervenire a noi questo modo di cadenzare e scanzonare le azioni di un racconto che si divide in un antefatto, una parte scatenante, e un finale cioè l'epilogo, che rappresenta la morale del racconto.

Anticamente, le favole in Sicilia si raccontavano per svelare degli omicidi, dei delitti che, realizzate in questa forma, erano permesse. Esattamente un po’ come fare oggi la satira con il sarcasmo, quindi la satira al contrario, il cosiddetto " babbiu", il nostro spirito di patate, perché in siciliano, babbiannu babbiannu, afferma la verità.

Certo è – chiediamo a Salvo Piparo- che mantieni una linea fisica invidiabile, sarà per il grande movimento scenico che fai durante le tue performance? Una volta- senza esitazioni ci risponde l’attore-, un mio amico attore di questa città mi disse che non è credibile un attore con la pancia. Immaginate se Charlie Chaplin sarebbe stato credibile " cu panzunieddu e abbufficatu" ? Charlie Chaplin con le sue scarpe che ridono (spaccate, rotte) sottintendono la miseria dell'attore che mangia quando capita e quindi è credibile per questo. Vuoi salutare qualcuno in particolare? Si (ci risponde con una celerità che ci stupisce), saluto il mio direttore di banca, vorrei dirgli che lo so che devo rientrare sul conto!!Un po’ d’ilarità non guasta, in fondo “U cuntu” è anche questa inframezzazione di battute.

E" difficile fare arte in questa città - così termina Piparo- eppure Palermo è una città d'arte ed è questa la sua più grande contraddizione. Non si riconoscono i grandi talenti di cui questa città è piena, e stanchi vanno via, facendo altro nella vita. Si perdono così tante opportunità per arricchire ancor di più la nostra città. Ad esempio i bambini dei quartieri popolari hanno un senso innato dell'attorialita, però non lo sanno e allora dico a me stesso, devono venire i registi come Marco Risi a girare “Ragazzi fuori” o “Mery per sempre” per tirare fuori il loro il talento? Può essere che c'è un ostracismo verso gli attori siciliani, contrariamente a quanto avviene con attori che provengono da altre parti d'Italia? La maledizione che ci perseguita è: cu niesci arriniesci!! Noi ci auguriamo che chi esce, possa al più presto ritornare. Palermo ha bisogno dei suoi talenti!

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Questa è un'intervista pubblicata il 03-07-2022 alle 19:05 sul giornale del 04 luglio 2022 - 128 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Claudio Di Gesù

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