Usura e mafia, 10 arresti tra Bagheria e Villabate

2' di lettura 20/09/2021 - Avrebbero utilizzato il metodo mafioso e la violenza per chiedere la restituzione dei soldi prestati con tassi usurai, che in alcuni casi raddoppiavano nel giro di pochi giorni.

Smantellata da un'operazione congiunta dei militari della compagnia carabinieri di Bagheria e del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza un’organizzazione che prestava soldi con tassi da usura vessando decine di vittime nel Palermitano. In esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa su richiesta della Dda di Palermo, nella notte sono state arrestate 10 persone (9 in carcere e 1 ai domiciliari). Altre 11 persone sono indagate a piede libero.

Gli arrestati sono Giuseppe Scaduto 75 anni, già capo del mandamento di Bagheria; Atanasio Alcamo, 45 anni già imputato per associazione mafiosa; Giovanni Di Salvo, 42 anni, accusato di essere capo e organizzatore del gruppo; Alessandro Del Giudice, 53 anni, legale del boss di Misilmeri Pietro Formoso, accusato di essere promotore e procacciatore di clienti; Simone Nappini, 50 anni, accusato di esser stato intermediario e erogatore materiale dei prestiti; Antonino Troia, 57 anni, detto Nino, Giovanni Riela, 48 anni, Gioacchino Focarino, 69 anni, detto 'Gino', Antonino Saverino 66 anni, detto 'Nino', e Vincenzo Fucarino, 77 anni (ai domiciliari) coinvolti a vario titolo nell'associazione.

Oltre agli arresti, i militari hanno proceduto anche al sequestro preventivo di quote di una società, un locale commerciale adibito a laboratorio e relativo terreno e un bar-tavola calda di Villabate con annesso chiosco, per un valore complessivo di circa 500 mila euro.

L'indagine, iniziata ad aprile del 2018, ha consentito di individuare un gruppo di persone che prestavano soldi con tassi usurai nei comuni dell'hinterland di Palermo, tra Bagheria, Ficarazzi e Villabate. Tra gli indagati c'è una funzionaria di Riscossione Sicilia che forniva al gruppo in modo illegale notizie riservate circa le posizioni debitorie di numerose persone. Una volta individuate le potenziali vittime, l’organizzazione li avvicinava assicurando loro la possibilità di ricevere dei prestiti. Alle persone in difficoltà venivano applicati tassi che variavano dal 143% al 5.400% annuo. Le vittime sarebbero state costrette a restituire le somme con la violenza o le minacce tipiche del metodo mafioso.

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Questo è un articolo pubblicato il 20-09-2021 alle 11:49 sul giornale del 21 settembre 2021 - 128 letture

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